Storia

          La costituzione sammarinese non è contenuta in un unico testo, ma è distribuita come insieme di norme, non organizzate, in vari testi legislativi. Disposizioni di natura costituzionale le ritroviamo fin dai primi statuti locali in nostro possesso, via via modificate, integrate o confermate nel corso dei secoli, fino all’importante “Carta dei Diritti” promulgata l’8 luglio 1974, revisionata dalla recente Legge n. 36 del 26 febbraio 2002.

          Il sistema istituzionale sammarinese, dunque, si è venuto creando attraverso i secoli, a partire dall’epoca comunale, di cui sopravvivono ancora diversi istituti, come quello della Reggenza.

          Le istituzioni principali del governo comunale erano i consigli (che venivano chiamati anche parlamenti o arenghi) ai quali dovevano partecipare i cittadini in misura più o meno ristretta. Queste assemblee prendevano le decisioni politiche più importanti per le comunità, ed eleggevano i magistrati del comune, cioè alcuni funzionari, in genere quelli considerati più colti ed idonei, preposti all'organizzazione politica della città. Tali magistrati, che potevano essere anche parecchi in base alle mansioni a cui erano preposti, spesso venivano denominati consoli, rimanevano in carica per un periodo di tempo limitato (in genere un anno) ed il loro lavoro era controllato da altri cittadini, di solito i più anziani o i più influenti della comunità, riuniti a loro volta in un consiglio.

          Le istituzioni comunali si diffusero rapidamente in tutta l'Italia centro-settentrionale, cioè nella regione europea dove la ripresa della vita urbana fu più precoce ed intensa. L'istituto della Reggenza della Repubblica di San Marino ebbe sicuramente origine dal periodo comunale. La prima menzione che abbiamo di due Reggenti sammarinesi (Filippo da Sterpeto e Oddone di Scarito) è contenuta in un documento del 12 dicembre 1243, anche se all'epoca non si chiamavano ancora reggenti, bensì consules, cioè consoli. E' lecito ipotizzare che quanto stava accadendo nell'immediato circondario sammarinese abbia stimolato riforme politiche anche a San Marino.

          Infatti Rimini divenne comune agli inizi del XII secolo, e poté godere di autonomie sempre più ampie dal 1157 in poi. Qui agli inizi del 1200 venne costruito un edificio denominato "Palazzo dell'Arengo" (ancora esistente) e ciò attesta da un lato l'efficienza organizzativa e le possibilità finanziarie raggiunte dal comune, dall'altra la volontà di sottrarre all'influenza delle autorità clericali le adunanze parlamentari che prima si tenevano nella cattedrale.

          Anche Cesena negli ultimi decenni del XII secolo divenne sicuramente comune, così come Imola che ebbe consoli dal 1140 in poi, e Faenza in cui abbiamo traccia di consoli a partire dal 1141.

          San Marino, dunque, divenne comune probabilmente con qualche decennio di ritardo rispetto alle città limitrofe; comunque nella seconda metà del XIII secolo era certamente retto da un governo di stampo comunale, poiché anche in documenti del 1253 e 1254 troviamo menzionati altri consules ai suoi vertici. Questo governo non era però ancora del tutto autonomo, perché doveva operare in collaborazione e sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica, ovvero del vescovo.

          Alla fine del secolo però, precisamente all'interno dei primi statuti sammarinesi di cui si ab-bia traccia risalenti agli anni 1295-1302, si stabilisce di sostituire i due consoli con un Capitano ed un Difensore, ovvero di cambiare nome e forse anche le funzioni dei due principali rappresentanti del comune.

          E' probabile che un simile mutamento sia dipeso sempre da quanto stava accadendo nel circondario sammarinese, dove ai consoli si sostituì quasi ovunque un Podestà, affiancato in un secondo momento da un Capitano del Popolo; tuttavia questa è solo una ipotesi su cui gli storici non sono sempre d'accordo. E' certo, però, che la figura del Difensore rimase viva solo fino al 1331, mentre negli anni successivi i due supremi magistrati sammarinesi vennero denominati entrambi Capitani, o anche Rectores (ovvero reggitori, reggenti): da qui ovviamente l'appellativo attuale di Capitani Reggenti.

          I Reggenti venivano nominati all'interno del Consiglio Grande e Generale. Attraverso i secoli furono vari i sistemi adottati per la loro nomina: nei primi tempi essi venivano eletti da dodici con-siglieri; dal 1483, invece, la loro elezione dipendeva in genere dalla sorte, poiché all'interno del Consiglio si provvedeva a scegliere alcune coppie di consiglieri ritenuti idonei a sostenere questo delicato incarico, e tra costoro si sorteggiava la coppia dei nuovi Reggenti. La sorte rimase alla base della nomina di questi magistrati fino al 1945, quando si stabilì per legge che la Reggenza dovesse essere eletta per voto diretto da tutti i consiglieri. Questo sistema è quello ancora in uso.

          Fin dagli Statuti della fine del 1200 si è decretato che la durata dell'incarico dei Reggenti fosse di sei mesi. Nel corso dei secoli vi sono state rarissime eccezioni in cui tale lasso di tempo è stato prolungato; tuttavia a San Marino si è sempre voluto evitare il pericolo di lasciare uno o due individui ai vertici dello Stato per periodi troppo lunghi, e ciò per scongiurare il rischio di creare un potere personale capace di soffocare il potere collegiale del Consiglio, perché in passato i Reggenti avevano poteri politici e amministrativi assai più incisivi di quelli che hanno oggi. Inoltre fino a pochi decenni fa lo Stato sammarinese non disponeva di una burocrazia sviluppata, né di molti funzionari politici (cioè gli attuali Segretari di Stato) ai suoi vertici; per cui i Reggenti erano chiamati a svolgere moltissime mansioni: per questo durante il loro semestre erano detentori di un potere notevole che poteva anche degenerare se si fosse protratto per una durata eccessiva, o comunque superiore alla norma.

          Nel corso dei secoli si sono verificati anche sporadici casi di Reggenti morti durante il loro mandato semestrale: anche in questo caso, però, chi era chiamato a sostituire il defunto rimaneva in carica solo per il tempo restante a concludere i sei mesi.

         Sempre per la paura di concentrare troppo potere nelle mani di pochi per un periodo eccessivamente lungo, dalla prima metà del XVI secolo i Capitani Reggenti, una volta scaduti dalla carica, non potevano essere rieletti se non dopo tre anni. Questa norma, a cui nel corso del tempo si è fatto qualche rarissima eccezione per motivi contingenti, ha preso il nome di Legge del Divieto.

          Dal 1499 venne istituito anche il cosiddetto Sindacato della Reggenza, ovvero una sorta di alto tribunale in cui tutti i cittadini sammarinesi potevano e possono anche attualmente inoltrare i loro reclami contro la Reggenza per quanto fatto o non fatto, cioè per quello che eventualmente avesse fatto oltre le sue facoltà in violazione delle norme statutarie, o di quello che avesse omesso di fare contro il suo dovere.

         Oggi i Reggenti sono esponenti di partiti politici, per cui essi vengono eletti in genere in base alla loro appartenenza ai partiti che formano la coalizione al governo. In passato, invece, non esistendo partiti politici (che a San Marino hanno incominciato ad essere presenti in Consiglio solo do-po il 1906) i Reggenti venivano nominati in base al ceto a cui appartenevano.

          Negli Statuti del '600 venne deliberato che il Consiglio fosse composto da 40 consiglieri della Terra di San Marino (ovvero dimoranti in Città o Borgo), e 20 delle Ville, cioè delle altre zone sammarinesi. Questi erano i due ceti da cui scaturiva il Consiglio.

         Dal XVII secolo in poi, invece, divenne consuetudine dividere il Consiglio in tre ceti di 20 consiglieri ciascuno: il ceto nobile, composto dai membri delle famiglie più ricche, acculturate ed influenti di San Marino, il ceto terriero, cioè gli abitanti in Città e Borgo però non nobili, ed il ceto villico, ovvero gli abitanti del contado sammarinese.

         I Reggenti venivano eletti in base alla loro appartenenza all'uno o all'altro ceto, tuttavia uno dei due proveniva sempre dal ceto nobile, poiché l'appartenenza a questo ceto era garanzia di posse-dere quelle doti necessarie, soprattutto culturali, per governare con competenza la Repubblica. Ovviamente il Reggente nobile era alla fine colui che per sei mesi deteneva il massimo potere sul pic-colo Stato.

          Dal 1352 la Reggenza riceve un compenso per i sei mesi del suo mandato. Dal 1767 ogni Capitano Reggente ha diritto al titolo di Eccellenza.



 
 

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