REPUBLIC OF SAN MARINO

REGGENZA
DELLA REPUBBLICA

Hearing

Palazzo Pubblico, Sala del Consiglio Grande e Generale, 05 July 2024

His Eccellency Alessandro Rossi
His Eccellency Milena Gasperoni

UDIENZA PER IL 50° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’ORDINAMENTO SAMMARINESE

Illustrissimo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani,

Illustrissimi Consiglieri e Segretari di Stato,

Illustrissimi Relatori,

Graditi Ospiti,

 vi sono eventi nella vita di ogni Comunità, del suo Ordinamento e delle sue Istituzioni, che vengono consegnati alla storia, rappresentando un passaggio fondamentale dell’esistenza di quella Comunità come Stato e segnandone in maniera indelebile il suo divenire.

Sono eventi che vanno celebrati e valorizzati nel loro profondo significato per confermare, rafforzare e coltivare tra i cittadini la conoscenza e la consapevolezza delle comuni radici storiche, culturali e giuridiche.

L’adozione della Dichiarazione dei Diritti del 1974 va annoverata tra questi eventi, collocandosi a buon diritto - insieme all’Arengo Generale del 25 marzo 1906 – tra quelli fondamentali che hanno segnato per sempre la storia di San Marino nel secolo scorso e negli anni a venire.

Era l’8 luglio 1974 quando venne approvata la Dichiarazione, grazie all’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della classe politica su problematiche di natura istituzionale portata avanti dal Movimento per le Libertà Statutarie e dai suoi uomini di punta, Leo Marino Dominici e Renzo Bonelli.

A 50 anni da allora, grande merito va oggi riconosciuto a coloro che operarono affinché tale legge si potesse porre quale base fondamentale della futura evoluzione istituzionale e politica dello Stato.

Rivolgiamo, dunque, la nostra ammirazione e la nostra gratitudine alle Donne ed agli Uomini sammarinesi - politici, giuristi, studiosi -, a coloro che, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, con impegno, competenza e lungimiranza hanno sviluppato il giusto contesto che ha reso possibile la stesura e l’approvazione di una legge che rimane tuttora un pilastro dell’Ordinamento sammarinese.

Seppur di pochi articoli, in essa vi sono racchiusi tutto il passato e le conquiste della nostra Comunità, ma anche le prospettive per il futuro. Nella trama complessa delle sue disposizioni, la Dichiarazione riconosce, garantisce, tutela - e perciò conferma - le norme scritte e non scritte nate dalla storia e dalla cultura di questo Paese.

Evidentemente rilevante è il significato ricognitivo della Dichiarazione, che afferma l’esistenza e la validità del processo politico vissuto dalla Repubblica, consolidando precetti e istituzioni che trovano il proprio fondamento nella nostra costituzione materiale: negli Statuti, nelle reformationes, nel diritto comune, nella consuetudine, in tutti quei principi e valori non codificati che formano la costituzione sammarinese delle origini.

Ma la Dichiarazione non è solo questo. Con essa vengono introdotti per la prima volta strumenti di garanzia: la revisione delle sue norme solo con procedura aggravata e il giudizio di costituzionalità delle leggi con riferimento ai principi in dette norme richiamati. Sono novità straordinarie tese a rafforzare e proteggere contro l’arbitrio di chiunque - anche del governo e dello stesso legislatore - i principi ed i valori che fanno parte del nostro ordinamento, a presidio della libertà e della democrazia siccome solennemente e con orgoglio enunciato nel suo Preambolo.

Con la Dichiarazione del ‘74 vengono sanciti, per la prima volta con norma gerarchicamente sovraordinata, i principi della separazione dei poteri; definiti i compiti degli organi istituzionali della Repubblica; affermati i diritti inviolabili e le libertà fondamentali dei cittadini, confermando le radici di una comunità libera e democratica, in un’ottica di sviluppo e progresso e “nella continuità della vita dello Stato e delle sue istituzioni fondamentali”.

Con mirabile sintesi, la Dichiarazione, accanto ai diritti, enuncia altresì i doveri e gli obblighi, tanto dei cittadini quanto dello Stato - del parlamento, del governo, della magistratura, della pubblica amministrazione - e di quelli che svolgono funzioni indispensabili in ogni democrazia sostanziale. Si riconosce, così, che soltanto con il contestuale esercizio dei diritti ed il rispetto dei doveri si realizzano e trovano attuazione il concetto di legalità e di uguaglianza e dunque anche di giustizia.

Illustrissimi Ospiti,

ricevendo il testimone dai nostri predecessori – Filippo Tamagnini e Gaetano Troina - abbiamo fortemente voluto l’odierna celebrazione ponendola tra i più alti momenti istituzionali della nostra Repubblica per sottolineare il valore intrinseco e attuale della Dichiarazione dei Diritti.

Ringraziamo, pertanto, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani S.E. Volker Türk, che, terminato questo nostro indirizzo di saluto, svolgerà la sua dissertazione a suggellare l’alta istituzionalità dell’evento, nonché i relatori già intervenuti, Avv. Lugi Lonfernini e Avv. Kristina Pardalos.

Accanto ai 50 anni della Dichiarazione dei Diritti desideriamo oggi ricordare anche un’altra importante ricorrenza che viene a cadere nell’anno in corso: il 35° anniversario della ratifica, da parte della Repubblica di San Marino, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Scelta - questa - saggia e lungimirante che ha costituito la spinta determinante per l’ulteriore fondamentale decisione del Consiglio Grande e Generale: la revisione costituzionale del febbraio 2002.

Con questa novella, la Dichiarazione viene, infatti, a rielaborare ed integrare i principi ed i valori in essa contenuti attraverso il recepimento di principi e valori ricavati dal diritto della comunità internazionale. La Repubblica riconosce, garantisce ed attua i diritti e le libertà fondamentali enunciate nella Convenzione Europea, elevandoli a norma costituzionale; si uniforma alle norme contenute nelle dichiarazioni internazionali in tema di diritti dell’uomo e di libertà fondamentali; gli accordi internazionali in tema di protezione delle libertà e dei diritti dell’uomo stipulati e resi esecutivi prevalgono in caso di contrasto sulle norme interne.

            Novella straordinaria, quella del 2002, con la quale trova massima realizzazione l’auspicio formulato da Renzo Bonelli, quando l’8 luglio 1974, all’atto della presentazione in Consiglio Grande e Generale della proposta di legge per l’adozione della Dichiarazione dei diritti quale Deputato alla Giustizia riferiva: “Sappiamo di non aver realizzato un’opera compiuta, ma di aver dato il “LA” a molte altre fondamentali innovazioni che si dovranno affrontare da tutti coloro che credono nello Stato come comunità di eguali”.

Graditi ospiti,

l’odierna ricorrenza ci sollecita anche ad un grande impegno comune.

I principi, i diritti e le libertà fondamentali enunciati nella Dichiarazione del’74 non sono patrimonio da ritenersi definitivamente e perennemente acquisito. Essi vanno costantemente riaffermati, difesi e tutelati perché possano essere affidati alle generazioni future.

In questo la Dichiarazione da sola non può essere risolutiva. La Dichiarazione, così come le costituzioni, hanno bisogno degli Uomini e delle Donne che le rendano attuali; hanno bisogno dell’impegno di ogni cittadino, di comportamenti individuali e collettivi osservanti delle leggi e delle regole, rispettosi delle istituzioni; necessitano della partecipazione di tutti alla vita politica della Comunità, con spirito civico e senso di responsabilità, in ossequio al principio della sovranità popolare sancito solennemente all’articolo 2 della Dichiarazione.

Perché un ordinamento possa considerarsi un buon ordinamento è necessaria la coesistenza di tre elementi indispensabili: la preminenza del diritto, la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

Non può esserci democrazia senza preminenza del diritto e rispetto dei diritti umani; così come non può esserci rispetto dei diritti umani senza democrazia e preminenza del diritto; e, allo stesso modo, non può esservi preminenza del diritto senza democrazia e rispetto dei diritti umani.

Tutti questi tre elementi sono presenti nell’Ordinamento sammarinese ed enunciati nella Dichiarazione dei Diritti che oggi celebriamo. E’ però dovere di ognuno di noi adoperarsi per la loro continua affermazione, il loro consolidamento e la loro tutela, nella consapevolezza che costituiscono le fondamenta del nostro essere Stato.

San Marino, 5 luglio 2024/1723 d.F.R.